29 Novembre 2022
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L'arte in giardino

02-08-2022 19:31 - Le nostre news

Frammenti di marmo: emozioni, ricordi e condivisione

I nostri Ospiti amano ripensare alla propria vita passata: i ricordi specie quelli piacevoli, stimolano il pensiero e quindi il linguaggio. Essi amano raccontare e, tramite l'approccio autobiografico ascoltiamo le loro narrazioni. Stimolare la memoria influisce positivamente sull'affettività, raccontare riattiva emozioni e rafforza l'identità e così mentre la memoria semantica, di tipo cognitivo può andare incontro a deficit anche gravi, quella autobiografica sembra essere più conservata. Un aspetto della memoria autobiografica è la memoria episodica che riguarda eventi od episodi delle esperienze di vita personale. Le connotazioni della memoria episodica dei nostri ospiti sono “calde” ed emotive perché ricordano più intensamente e più a lungo, ciò che hanno vissuto da protagonisti, ciò che li ha coinvolti come attori in prima persona o anche se osservatori/ascoltatori, hanno però partecipato emotivamente alla situazione e sono stati “parte del ricordo”.
Il metodo autobiografico, componente importante dell'attività di animazione e socializzazione in uso da numerosi anni, ci permette così di fare riemergere nei nostri Ospiti facoltà fisiche ed intellettive; stimolare la capacità cognitiva e l'immaginazione; migliorare la concentrazione; sostenere l'affettività e le emozioni; stimolare la socializzazione e la condivisione e l'espressione attraverso il canale verbale.
Le narrazioni raccolte esprimono un passato sia come tempo della positività e della felicità: “ieri” è il tempo della giovinezza della spensieratezza, della famiglia, dell'allegria, della fratellanza e della solidarietà ed allo stesso tempo, della fatica, della durezza, delle difficili condizioni di vita ed anche dei dolori.
Di seguito alcuni “frammenti” di memorie dei nostri Ospiti, annotati durante le passeggiate in giardino dove le opere in pregiato marmo, i mosaici e gli affreschi, rendono unico il nostro parco.

“…Ho iniziato a lavorare in cava a 16 anni, portavo gli attrezzi ai compagni più anziani che lavoravano i blocchi. Mi alzavo alle 5,30 del mattino e raggiungevo la cava camminando per un'ora e mezza a piedi, percorrendo dei viottoli perché la strada non esisteva. Portavo da casa il pane per il pranzo e lavoravo sodo fino al pomeriggio. Erano tanti i ragazzi che lavoravano alla cava assieme a me. A 18 anni mi hanno insegnato a “quadrare il blocco”. Col tempo le condizioni di lavoro sono migliorate: hanno costruito le strade e si raggiungeva la cava con la “jeep”, si pranzava alla mensa…”

“..Mia sorella mi ha insegnato a lavorare a maglia i calzetti per i cavatori del nostro paese. Li eseguivo con i 4 ferri. Ne riuscivo a confezionare 2 al giorno ma, dovevo fare solo quello per tutto il giorno. I cavatori mi portavano le matasse di lana ed io le “dipanavo” ricavandone i gomitoli. Il lavoro a maglia era la mia passione, lo facevo volentieri ed ero ben ricompensata.…In inverno era molto freddo, la strada era gelata ed aspettavo che il sole “struggeva” il ghiaccio per scendere in città soprattutto il lunedì per il mercato dove compravo stoffe ed anche lupini e carrube… ”

“…Da bambino osservando il babbo artigiano decoratore, ho scoperto che mi piaceva disegnare e creare con l'argilla i giochi per le mie sorelline. Ho frequentato i corsi di 1° e 2° livello della scuola d'arte del marmo ed ho conseguito la licenza in scultura…Ho eseguito parti delle lavorazioni del cornicione del Duomo di Milano, e numerose opere commissionate da clienti stranieri ed ho anche lavorato all'estero…”




Fonte: Animazione

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